Negli articoli precedenti sull’autostima abbiamo parlato della sua componente di base, quella che definiamo come l’amore che la persona prova verso se stessa, e che si consolida nelle prime relazioni della vita.

Nel modello dell’autostima a cui facciamo riferimento (v. manuale del Test Basic SE), questo tipo di autostima si accompagna ad un’altra forma di giudizio che l’individuo si attribuisce: un’autovalutazione legata agli esiti dell’impegno personale nella acquisizione di competenze, di successo, e dell’approvazione degli altri.  Ciascuno di noi è – chi più, chi meno – coinvolto nella ricerca di conferme dagli altri e dai risultati che ottiene nella vita scolastica, professionale, sportiva, ecc. Quando riusciamo a raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati, o quando otteniamo riconoscimento dalle persone importanti per noi, ecco che ci sentiamo rinforzati.

I risultati e l’apprezzamento degli altri possono costituire dunque una fonte di nutrimento, sostenendo la fiducia in sé di chi possiede un’autostima di base più debole, rendendo la persona più confidente nel suo muoversi nel mondo. Tuttavia, l’appoggiarsi sullo sguardo altrui  o il cercare sostegno alla propria sicurezza  negli esiti del nostro impegno può renderci più deboli nel momento in cui non riusciamo a raggiungere quanto sperato. Ci stiamo infatti comportando come se potessimo avere un controllo su queste fonti esterne, ma il controllo sul mondo non è possibile!

Un rischio connesso a questa modalità di acquisire autostima è quello di muoversi nel mondo in un’ottica di perfezionismo: darsi degli standard elevatissimi è una trappola nella quale spesso le persone cadono e dalla quale faticano ad uscire. Il perfezionismo è una forma di schiavitù autoimposta che si può applicare ai diversi ambiti di vita della persona:

  • Nella cura di sé: cercando di avere un aspetto perfetto, e si sottopone a rigidi trattamenti estetici, o a diete o allenamenti sportivi rigorosi;
  • Nella vita scolastica o lavorativa: prefiggendosi di conseguire performance ai massimi livelli, togliendo spazio agli altri aspetti della vita per dedicarsi solo allo studio o al lavoro;
  • Nel mondo delle relazioni: ricercando di instaurare rapporti solo con persone valutate secondo standard mirati (es. bellezza, appartenenza ad un ceto sociale) ed escludendosi la possibilità e il piacere di incontrare persone diverse.

Il perfezionismo può condizionare l’esistenza della persona e costituire un rischio per la sua fiducia in sé, dal momento chela perfezione è un obiettivo che mal si concilia con l’esistenza dell’essere umano, e non può che costituire fonte di frustrazione.

 

Per informazioni sul  Test Basic SE: http://www.erickson.it/Libri/Pagine/Scheda-Libro.aspx?ItemId=36999

Per approfondire il tema del perfezionismo e della ricerca di conferme dall’esterno:

Thomas D’Ansembourg(2006) Più Felici Di Così… Si Può. Come salvarsi dalle trappole antifelicità. Esserci Edizioni