In questo articolo affronteremo alcuni dei motivi psicologici per cui abbiamo difficoltà a svuotare da oggetti inutili la nostra casa o il nostro ufficio. Il mio interesse a questo tema nasce dalla collaborazione con Lorenza Accardo, professional organizer esperta di organizzazione domestica. Lorenza è un vero problem solver per chi è disorganizzato e ha difficoltà a dare un ordine agli ambienti,  e ha bisogno di acquisire un metodo per ricostruire un’organizzazione degli spazi.

Partiamo dal presupposto che un oggetto, di per sé, ha solo il valore economico che gli viene riconosciuto in una situazione di vendita. Tutto il resto è valore affettivo: qualcosa che noi metaforicamente aggiungiamo all’oggetto nel momento in cui lo leghiamo ad un ricordo, e all’emozione che ci scatena quel ricordo.

Prendiamo come esempio la vendita di una casa: una abitazione ha un certo valore sul mercato immobiliare, ma questo valore difficilmente coincide con quello che noi le attribuiamo per il fatto che è la casa in cui siamo cresciuti, quella in cui abbiamo iniziato una convivenza, o quella in cui viveva una persona cara che ci ha lasciati. Il valore affettivo può trasformare una baracca in una villa da “mille e una notte”.

La differenza è nel peso delle emozioni e dei ricordi che noi proiettiamo sugli oggetti.

Il problema però è che se ci leghiamo a tutti gli oggetti caricandoli di un valore affettivo, rischiamo di rimanere sepolti da una massa di cose che non useremo mai.

 

Quattro motivi psicologici per non riuscire a liberarsi di un oggetto

Vediamo allora quali possono essere quattro meccanismi che ci impediscono di liberarci degli oggetti:

  1. “È un regalo”: nel libro “Le armi della persuasione”, Robert B. Cialdini (professore di Marketing all’Arizona State University) ha spiegato come l’essere umano sia fortemente sensibile al potere del dono. Ricevere un regalo ci pone in una condizione di riconoscenza e di desiderio di ricambiare quanto ricevuto (Cialdini chiama questo meccanismo “reciprocità”). Questo bisogno di riconoscenza può essere uno dei motivi per cui tratteniamo in casa oggetti che ci sono stati regalati, pur non utilizzandoli. Faccio un esempio su tutti: le bomboniere.
  2. “Potrebbe servire a qualcun altro”: siamo sull’altro lato della medaglia della reciprocità. Ci sembra che un oggetto potrebbe essere utile ad un’altra persona, e quindi lo conserviamo in attesa che possa svolgere il proprio servizio. È un intento nobile, ma può portarci ad accumulare tante cose inutili per noi.
  3. “Potrebbe servirmi in futuro”: qui abbiamo a che fare con la paura. Ad esempio, la paura di sbagliare (se lo butto e poi mi serve?) o la paura del futuro (se mi servisse e non avessi la possibilità di comprarlo?). Questi timori hanno molto in comune con l’insicurezza ed il perfezionismo che, appunto, trova le sua fondamenta nella paura di sbagliare. La paura va rassicurata, per cui l’antidoto è pensare a quanto un eventuale errore di valutazione possa causare un danno irreparabile.
  4. “Domani inizio ad usarlo”: lasciandoci ispirare nuovamente dal prof. Cialdini, parleremo di “coerenza” perché un nostro meccanismo psicologico ha proprio a che fare con il bisogno di tenere una linea di comportamento continuativa rispetto a quanto intrapreso in passato, allo scopo di confermarci la validità delle nostre azioni. In questo caso, la coerenza può portarci a conservare oggetti acquistati per un’iniziativa che non abbiamo mai intrapreso: ad esempio, una cyclette per fare sport in casa, una tavolozza per dipingere, una bilancia di precisione per una dieta, un kit per smettere di fumare o un corso per imparare una lingua straniera da autodidatta. Il bisogno di coerenza tende a crescere in funzione del peso dell’investimento fatto: quanto più ci è costato l’oggetto, tanto più avremo difficoltà a slegarci da esso.

Questi sono alcuni dei meccanismi che possono portarci a conservare oggetti inutili e prenderne consapevolezza è un ottimo presupposto per iniziare a cambiare le cose.

 

Passare dalla consapevolezza all’azione

E ora, sotto la guida esperta di Lorenza, veniamo al risvolto pratico di queste considerazioni:

Per prendere consapevolezza di ciò che ci circonda all’interno della casa, ci viene in aiuto lo Space clearing, dall’inglese To Clear: trasparente, limpido, puro, sgomberare, liberare.

Un’arte che ci permette di purificare gli spazi e riattivare le energie positive, perché l’ingombro dovuto alle tante cose conservate non permette di vedere chiaramente cosa può essere utile e cosa no per il benessere a livello fisico e mentale.

Avere consapevolezza di cosa contengono gli spazi in cui viviamo è importantissimo e permette di alleggerirci da tutto quel “superfluo” che non rende la casa armoniosa, bella, vivibile, profumata, arieggiata, luminosa.

Osservare attentamente ogni singola stanza e ciò che essa contiene è il primo piccolo passo da compiere prima di fare Decluttering, cioè l’eliminazione dell’ingombro, e sicuramente prima ancora della fase finale di riorganizzazione delle cose rimaste, che sono quelle davvero utili per vivere appieno la casa.

 

Come avere un aiuto esperto

Se questo articolo ti ha ispirato/a e vuoi qualche indicazione pratica su come organizzare gli spazi, visita il sito di Lorenza.

Se vuoi fare un percorso completo di psicoterapia e eliminazione del superfluo, puoi contattarci alle nostre mail ciao@lorenzaaccardo.it e info@donatabruzzi.it.

Nel mese di marzo abbiamo organizzato insieme una serata dal titolo “Tesori e cianfrusaglie. Spazi reali e spazi metaforici degli oggetti di casa”, che presto ripeteremo. Se ti ha interessato questo articolo, continua a seguirci!