Benessere e lavoro: gli ingredienti per la felicità al lavoro 2

Lavoro_benessere_blog

Ecco gli altri sei elementi chiave che possono influire su felicità e benessere al lavoro, che Warr e Clapperton hanno elencato nel libro “Il gusto di lavorare”. Nell’articolo precedente abbiamo visto i primi sei dei top 12 individuati dagli autori, elementi che devono essere presenti ma a dosi moderate, per non rendere l’esperienza lavorativa insoddisfacente.

I prossimi sei sono elementi che funzionano in modo diverso: devono essere presenti, ma la loro efficacia arriva a un punto di saturazione oltre il quale, anche se continuano ad aumentare, non influenzano ulteriormente la condizione di benessere del lavoratore. Insomma, oltre un certo limite non ci accorgiamo più di loro.

Il secondo gruppo di sei elementi

Ecco qua le altre sei vitamine:

  1. Denaro: a qualcuno sembrerà incredibile, ma è proprio così! Il denaro non compra la felicità, o almeno non oltre una soglia di stipendio che ci soddisfi. Una volta conquistata una condizione di benessere economico tale da permetterci di corrispondere ai nostri bisogni, nuovi aumenti nelle nostre entrate non incidono realmente sul nostro stato di benessere complessivo.  Forse qualcuno avrebbe il desiderio di sperimentare questo dato di ricerca sul campo…. Purtroppo non sono a conoscenza della ricerca di cavie!
  2. Ambiente fisico adeguato: le persone sono sensibili al fatto di lavorare in un ambiente gradevole e pulito. Lavorare in un ambiente sporco o pericoloso determina sicuro malessere, ma oltre una certa soglia di sicurezza e pulizia non si riscontrano grandi differenze sulla condizione di felicità personale. Questo top 12 mi ha fatta ridere pensando alla scena di Fantozzi in cui, nell’ascesa al potere, conquista piante di ficus e poltrona in pelle umana. Sarà vero che la poltrona in pelle umana non dà la felicità?
  3. Un ruolo di valore: il lavoro costituisce un importante fattore di identità. Quando ci presentiamo a qualcuno, una delle prime cose che raccontiamo è la professione svolta. Per questo motivo ricoprire un ruolo lavorativo riconosciuto e apprezzato dalle altre persone è un presupposto per la nostra soddisfazione. Tuttavia, una volta che abbiamo conquistato una posizione adeguata, ulteriori avanzamenti non incidono fortemente sulla felicità.
  4. Supervisione di sostegno: avere un superiore che assicura supporto e incoraggia il proprio sviluppo sul lavoro è un importante fattore di benessere. L’assenza di questo elemento rende l’esperienza negativa anche perché, con tutta probabilità, determina l’assenza di altri top 12 come ad esempio la presenza di interazioni sociali gradevoli, o la possibilità di esercitare qualche tipo di influenza sul lavoro.
  5. Buone prospettive di carriera: le persone cercano prospettive sia in termini di sicurezza del lavoro (avere una situazione che assicuri continuità), sia in termini di possibilità di miglioramenti professionali (carriere orizzontali o verticali, buona conciliazione fra lavoro e vita privata). L’assenza di questi elementi determina malessere, ma moltiplicare le possibilità di carriera non influisce con un aumento esponenziale della condizione di felicità.
  6. Trattamento equo: la percezione di non ricevere un trattamento equo e corretto determina una condizione di malessere sul piano personale e professionale. Inoltre, le persone sono più soddisfatte se lavorano per aziende riconosciute per la loro etica (es. rispetto dell’ambiente, politiche di welfare, ecc.). Tuttavia, una volta assicurata una certa soglia di equità ed etica, la condizione di benessere personale tende a rimanere stabile.

Leggendo questo excursus sui top 12 qualcuno avrò avuto di sicuro la sensazione che alcuni di essi fossero più importanti per sé, mentre altri meno. In effetti ciascuno di noi ha delle preferenze e valuta con pesi diversi ognuno di questi elementi.

Nei prossimi articoli vedremo come i top 12 possono intrecciarsi diversamente a seconda dell’approccio e dei valori di ciascuno di noi.

 

Bibliografia

“Il gusto di lavorare. Soddisfazione, felicità e lavoro” di P. Warr e G. Clapperton, edizioni Il Mulino