Ascolto attivo – i tre fondamenti della comunicazione efficace

ascolto attivo exotopia

Perché è importante l’ascolto nella comunicazione? Perché se ascolto il mio interlocutore posso connettermi con il suo modo di osservare il mondo e costruire un messaggio che è in grado di comprendere.

Molte difficoltà nella comunicazione nascono dal fatto che chi parla e chi ascolta non sono connessi e utilizzano un insieme di significati diversi. L’ascolto infatti non corrisponde alla sola funzione fisiologica di attivare l’udito: ogni volta che ascoltiamo un’altra persona carichiamo le sue parole dei nostri giudizi, delle nostre opinioni, del nostro modo di intendere le cose. Per questo comunicare è così difficile: le parole non hanno significati uguali per tutti! Vi faccio un esempio molto semplice: ci sono tre amiche, A ama la montagna, B ama il mare. L’amica C scrive loro su una chat che sta per partire “per una vacanza meravigliosa”. A immaginerà C immersa in acque cristalline, B la penserà nel mezzo di prati innevati. La verità è che C sta partendo per un soggiorno a New York. Dunque le amiche possono comprendere davvero l’altra solo se sanno cosa significa per lei “fare una vacanza meravigliosa”. E per capirlo devono attivare una forma di ascolto piena e completa, che viene chiamata “ascolto attivo”.

Che cosa è l’ascolto attivo?

È la capacità di dedicare completa attenzione all’ascolto dell’altro, sospendendo i propri giudizi e cercando di acquisire il punto di vista dell’altro per comprendere appieno ciò che vuole comunicare. In questo modo l’ascoltatore si assume attivamente la responsabilità di capire contenuti di ciò che viene detto, non fermandosi alle parole ma “ascoltando” tra le righe.

Exotopia

L’ascolto attivo corrisponde all’attivazione di un ciclo di comprensione di ciò che dice l’altro, che prevede la sospensione dei propri giudizi e l’assunzione di un atteggiamento da osservatore/ricercatore che va alla scoperta del mondo dell’altro. Questo atteggiamento viene chiamato da Michail Bachtin “exotopia” e vi suonerà immediatamente comprensibile se avete avuto l’esperienza di inserirvi in un nuovo ambiente: un cambio di lavoro, l’inizio di un corso di formazione su un tema sconosciuto, un viaggio all’estero. Queste sono tutte esperienze in cui siamo chiamati ad acquisire un nuovo modo di intendere le cose, il modo tipico del nuovo contesto col quale ci stiamo confrontando, e lo possiamo fare tramite l’ascolto. L’exotopia è un processo della mente, un meccanismo diverso da quello dell’empatia perché non richiede necessariamente un’attivazione emotiva (sentire che emozione prova l’altro), ma solo un coinvolgimento nella ricerca dei significati.

Come esercitare l’ascolto attivo

Per esercitare l’ascolto attivo occorre fare concretamente alcune cose:

  • Stare in silenzio, ascoltare e non interrompere;
  • Guardare l’altro, e mostrare interesse;
  • Prestare attenzione a ciò che dice e a come lo dice;
  • Rispettare ed accettare, non partire col pregiudizio o almeno metterlo a tacere;
  • Essere aperti e flessibili, lasciarsi coinvolgere dal mondo dell’altro;
  • Verificare la comprensione di quanto ascoltato, ovvero chiedere conferma all’altro di quanto abbiamo inteso. È l’unico modo per avere certezza di avere compreso fino in fondo!

Mettendo in atto questi comportamenti diventa davvero facile la connessione col mondo dell’altro e l’ascolto aumenta e diventa più completo e consapevole. Una volta compreso chi abbiamo di fronte, non sarà difficile costruire una comunicazione adatta a lui.

Termino con una citazione da Marianella Sclavi, da “Arte di ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte” (2003):

Come ci si allena in questa danza, la danza del buon ascoltatore /osservatore? Così come per un valzer si insegnano passi “un-due-tre”, anche qui possiamo iniziare indicando alcuni passi, purché si tenga presente che poi, come nel valzer, è  il ritmo e lo stile che contano. 

Primo passo: un buon ascoltatore/osservatore è uno allenato a non limitarsi a vedere e a sentire quel che ci si aspetta di vedere e sentire; è uno che si è contro-allenato a non sentirsi rassicurato e “in controllo” quando riconosce e incasella facilmente quel che vede e sente.

Secondo passo: è uno che accetta di buon grado di essere smentito, sorpreso, spiazzato, di sentirsi goffo e lento e sa gestire tutto questo come delle virtù. Rinuncia a un controllo di primo grado sulla “realtà” per esercitare un controllo di secondo grado sui rapporti “fra se stesso e la realtà ”.

Terzo passo: è un esploratore di mondi possibili, sempre un po’ straniero anche a casa propria. Come diceva Sherlock Holmes: “non si tratta di vedere o sentire cose diverse, si tratta di guardarle e ascoltarle in modo diverso”. Questo modo diverso di ascoltare e guardare consiste nella capacità di accogliere quei dettagli che si presentano al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti in quanto preludono a possibili bisociazioni” (nda: le “bisociazioni” sono diverse attribuzioni di significato che si possono attribuire alla medesima parola/concetto). 

La comunicazione efficace, così come l’ascolto attivo, è una competenza che si può acquisire e allenare con un percorso di coaching: contattami per definire insieme il tuo personale percorso.

Bibliografia

Bachtin M. (2000) L’autore e l’eroe. Teoria letteraria e scienze umane, Einaudi.

Sclavi M. (2003) Arte di ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte, Bruno Mondadori.

 

Fonte immagini: Pixabay – immagini libere da copyright