Il teatro è metafora e narrazione della nostra esistenza fin dall’antichità, uno strumento potente che permette di rimettere in scena la vita e coglierne le emozioni. Già a partire dall’ottocento avvengono le prime contaminazioni fra il mondo del teatro e quello della promozione del benessere mentale, ma è  soprattutto dalla metà del novecento che il lavoro di J. L. Moreno (psicodramma classico)  prima, e quello di F. S. Perls (psicoterapia della gestalt) poi, inseriscono il teatro in modo definitivo tra gli strumenti per lo sviluppo di un intervento psicologico.

Seguendo questi due approcci, utilizzo il teatro nelle mie attività di counseling psicologico, psicoterapia e nel coaching come strumento per accompagnare la persona ad entrare in contatto con se stessa, a rivivere o a sperimentare atteggiamenti, comportamenti e coglierne le emozioni e significati.

In questo tipo di attività non è importante il valore estetico della rappresentazione: lo scopo non è avviare un’azione scenica ripetibile, o creare una scena con un inizio e una fine. Si possono utilizzare anche brevi frammenti (come un gesto, un movimento corporeo, la voce o le diverse intenzioni che sottendono il modo in cui si dice una frase) per cogliere le sfumature emotive e il senso.

Non occorrono un palcoscenico o oggetti scenici: come direbbe Grotowski per fare teatro sono sufficienti un attore con il suo corpo privo di maschere, trucco o costumi (in questo caso, la persona che sta lavorando su di sé) e uno spettatore (lo psicologo).

Grazie alla messa in scena (che chiamiamo drammatizzazione) la persona prova emozioni, è in grado di cogliere l’effetto che può provocare sugli altri e può quindi procedere immaginando altre possibilità e modi di agire che facciano scaturire effetti diversi. In questo senso, il lavoro con il teatro permette di sviluppare consapevolezza (si mettono in atto i comportamenti e si colgono le intensità emotive) e responsabilità, perché la persona può mettersi al centro del proprio mondosperimentare soluzioni diverse in modo responsabile.

Per lavorare con la  drammatizzazione non è necessaria la presenza di un gruppo: si può utilizzare nel contesto di lavoro con una sola persona.

Chi ha avuto esperienze teatrali è consapevole che la recitazione, di per sé, sia un modo per entrare in contatto in modo profondo con le emozioni e per sperimentarsi in ruoli diversi, e ritiene che già questo sia un importante fattore di crescita. Tutto ciò è vero, ma manca di un passaggio fondamentale: il supporto di un professionista che permette alla persona di avere una guida indispensabile per rielaborare ciò che emerge dal lavoro teatrale e integrare questi elementi in un percorso di apprendimento e in una visione più completa di sé.

I miei riferimenti bibliografici:

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