Da diversi anni mi interesso alle tematiche che riguardano il femminile nel lavoro e nel sociale. Ho avuto la fortuna di incontrare nel mio percorso diverse persone che mi hanno stimolata su questi temi, a cui continuo a dedicare attenzione e cura.

La sensibilità alle tematiche di genere permette di approcciare alle storie femminili tenendo conto del doppio binario della storia individuale e del condizionamento sociale. Infatti, sostenere la donna nel suo percorso di crescita o di carriera richiede di allargare lo sguardo sulla situazione sociale, tenendo conto dei vincoli e aiutando un progressiva liberazione dai pregiudizi, in modo da favorire uno sviluppo di scelte consapevoli e responsabili, che affondino le radici nei significati individuali, a prescindere da ciò che sembra dovuto o scontato.

Idee e stereotipi

Il tema della parità è un tema tutto culturale, fatto di idee e di stereotipi che si trasmettono di generazione in generazione, tanto che un passo come questo, tratto da un romanzo, non sconvolge nessuno:

“Come accadeva spesso in famiglie come quella di Mary, i maschi erano più valutati delle femmine, soprattutto se la femmina non aveva nient’altro che le buone maniere per farsi valere. Nessuno si occupava del profitto scolastico di Mary, che era straordinariamente buono, perché nessuno si aspettava che lei andasse all’università o facesse una carriera” (R. Akeret “L’uomo che si innamorò di un orso bianco”, pg. 154).

Che le condizioni di donne e uomini non fondino su basi equivalenti è evidente da molti dati storici. Prendiamone uno per tutti: nella maggior parte dei paesi occidentali le donne hanno raggiunto diritto di voto solo nel ‘900 e dopo che agli uomini era già stato assicurato (si pensi che in Svizzera e in Portogallo vi si è arrivati solo negli anni ‘70). Evidenze come queste fondano su un’idea della donna che oggi ci sembra superata, ma della quale sono ancora vive le ripercussioni, specialmente nel mondo del lavoro. L’autonomia della donna è una conquista troppo recente per pensarla come figlia di una rivoluzione culturale conclusa.

I condizionamenti culturali impattano sulla vita delle donne fin dalla più tenera età su tutti fronti della vita: influenzano il modo stesso della donna di percepirsi, le scelte rispetto alla famiglia e alla maternità, le aspirazioni da esprimere nel percorso scolastico e professionale, le aspettative e le idee sulle possibilità di carriera.

Prendiamo ad esempio alcuni fra questi stereotipi: uno è l’idea che la vera realizzazione di una donna sia nella maternità, che la sua priorità debbano essere famiglia e figli. Oppure, che nella scuola debba scegliere un percorso di profilo umanistico, dedicato alle lingue o all’insegnamento, escludendo quei percorsi che orientano a professioni di tipo tecnico, ritenute più adatte ai ragazzi.  Ancora, che nel lavoro la donna sia inaffidabile perché troppo emotiva per poter sostenere ruoli dirigenziali.

Molto si è già fatto per abbattere questi stereotipi, molto ancora rimane da fare su un piano sociale. Perché lo stereotipo ha un doppio risvolto negativo: a livello sociale toglie opportunità, a livello personale genera sofferenza alle donne, specialmente a tutte quelle che non sono allineate al condizionamento sociale (donne che non desiderano figli, donne che si scontrano con le difficoltà di affermarsi in settori storicamente ritenuti maschili).

Donne e lavoro

Nel contesto lavorativo gli stereotipi di cui abbiamo parlato si traducono in condizioni oggettive. Ne citiamo due: soffitto di vetro e differenziali salariali.

Per soffitto di vetro (o di cristallo) si intende il fenomeno per cui, ancora oggi, le posizioni apicali sono precluse alle donne. Ad esempio, sono rarissimi i casi in cui si trovano donne nelle posizioni dirigenziali più alte delle aziende, o nei ruoli di maggiore visibilità nel governo e nella politica.

Per differenziale salariale si intende il divario nei salari di donne e uomini. Ovvero  il fatto che un uomo e una donna con le stesse capacità e le stesse responsabilità ricevono mediamente stipendi diversi: l’uomo guadagna di più della donna.

Supportare una donna nella sua realizzazione professionale implica necessariamente il tenere conto di questi due elementi, per poter formulare un supporto consulenziale realistico e capace di sostenere la persona in un’ottica di benessere e sviluppo personale.

Qualche libro per pensare:

Aleramo S. (1907) Una donna, Feltrinelli.

Atwood M. (1988)  Il racconto dell’ancella. Ponte alle grazie.

Bolen J. S. (1991) Le dee dentro la donna. Una nuova psicologia femminile, Astrolabio

Dandini S. (2018) Il catalogo delle donne valorose. Mondadori.

Dini L. (2018) Idea donna. Donne e filosofe, Aracne Editore.

Favilli E. e Cavallo  A. (2017) Storie della buonanotte per bambine ribelli, Mondadori

Menditto M. (2004) Autostima al femminile. Rappresentazione di sé, potere e seduzione, Erickson.

Noble V. (1996) Il risveglio della dea. Il potere sciamanico delle donne. La via femminile alla guarigione, TEA

Qualche film per pensare:

Il diritto di contare – Regia di T. Melfi (USA) 2017.

Potiche. La bella statuina – Regia di F. Ozon (Francia) 2010.

Suffragette – Regia di S. Gavron (UK) 2015.

Un’altra donna – Regia di W. Allen (USA) 1988.

Una giusta causa – Regia di M. Leder (USA) 2018.

(DVD) I misteri di Syusy Blady. Dio è nato donna. Acacia Edizioni