Voglio spiegarvi la psicoterapia della Gestalt con il bellissimo racconto che ne fa  Jorge Bucay:

“Una terapia che serve a capire che cosa ti stia succedendo in ogni momento. […] Una terapia, in un certo senso, unica e indescrivibile, perché costruita sulla struttura di due persone uniche e indescrivibili: me e te. Due persone che di comune accordo hanno deciso di prestare maggiore attenzione, per ora, al processo di crescita di una di loro: tu.

Una terapia che non si prefigge di curare nessuno, in quanto riconosce di poter soltanto aiutare alcune persone a curarsi da sole. Una terapia che non intende suscitare nessuna reazione ma semplicemente agire da catalizzatore, in modo da accelerare un processo che si sarebbe verificato comunque, presto o tardi, con o senza terapeuta.

Una terapia che, almeno con questo terapeuta, assomiglia sempre di più ad un processo didattico. Insomma, una terapia che dà maggiore importanza al sentire piuttosto che al pensare, al fare piuttosto che al pianificare, all’essere piuttosto che all’avere, al presente piuttosto che al passato o al futuro.

Il brano è tratto dal libro “Lascia che ti racconti. Storie per imparare a vivere” (ed. BUR, pag. 64), una raccolta di racconti con finalità terapeutiche, scritto da uno psicoterapeuta della Gestalt. Una lettura scorrevole, molto piacevole e istruttiva, che vi suggerisco.

Questo brano racconta in modo essenziale e semplice cosa avviene nello scambio fra psicoterapeuta della Gestalt e cliente. La terapia della Gestalt vede cliente e terapeuta come soggetti sullo stesso piano, immersi in uno scambio e dialogo continuo. Niente di più diverso dal solito cliché che abbiamo in mente: divano, luci soffuse, cliente che parla e terapeuta in silenzio. Un’immagine che ha radici molto lontane (fine ottocento/primi del novecento) e che abbiamo difficoltà a rimuovere dall’immaginario collettivo.

I cardini essenziali della psicoterapia della Gestalt sono già descritti nella pagina del mio sito.  Qui aggiungerò i nove punti chiave messi a punto da Passons (1975), che riassumono i presupposti con cui i terapeuti gestaltisti osservano i loro clienti:

  1. Una persona è un intero fatto di corpo, emozioni, pensieri, sensazioni, percezioni.
  2. Una persona fa parte del suo ambiente e non può essere compresa fuori di esso.
  3. Le persone sono proattive più che reattive: determinano le loro risposte al mondo.
  4. Le persone sono capaci di essere consapevoli delle loro sensazioni, pensieri, emozioni, percezioni.
  5. Le persone sono capaci di scegliere e quindi responsabili del loro comportamento.
  6. Le persone possiedono potenzialità e risorse per vivere in maniera efficace e per soddisfare i propri bisogni.
  7. Le persone possono fare esperienza di loro stesse solo nel presente.
  8. Passato e futuro possono essere sperimentati solo nell’adesso attraverso ricordo o previsione.
  9. Le persone non sono intrinsecamente né buone né cattive.

Sulla base di queste l’approccio della Gestalt avvia il processo di crescita e cambiamento del cliente.