Il 16 dicembre scorso mi sono specializzata in psicoterapia della Gestalt fenomenologico-esistenziale, e da quel giorno alcune persone mi hanno chiesto cosa sia la psicoterapia della Gestalt.

Anche se il buon vecchio Freud ci ha lasciati nella prima metà del millenovecento, l’immaginario collettivo vede sovrapporsi i termini di psicoterapia e di psicoanalisi quando, invece, la psicoanalisi è solo uno degli approcci terapeutici possibili (solo per citarne alcuni, esistono terapie umanistiche, sistemiche, cognitivo-comportamentali, la bioenergetica, ecc.). Ho già raccontato cosa sia la psicoterapia in un precedente articolo, nel quale ho parlato brevemente delle differenze tra diversi strumenti di lavoro con le persone.

Oggi vi voglio dire qualcosa di più sulla psicoterapia della Gestalt, e ho deciso di farlo con la barzelletta scritta da Jorge Bucay, uno psicoterapeuta sudamericano, pubblicata nel suo libro “Lascia che ti racconti, storie per imparare a vivere” (edizioni BUR, pg. 70).

Eccola qui:

“Un uomo soffre di encopresi (in lingua corrente: se la fa addosso). Va dal medico il quale dopo averlo visitato e avergli posto alcune domande non trova nessun motivo fisico che giustifichi il suo problema, e allora gli consiglia di rivolgersi a un terapeuta.

Primo finale, in cui il terapeuta consultato è uno psicoanalista ortodosso.

Cinque anni dopo, l’uomo incontra un amico.

“Ciao! Come va la terapia?”

“Fantastica! Risponde l’uomo euforico.

“Non te la fai più addosso?”

“Beh, me la faccio ancora addosso, ma ora so il perché”.

 

Secondo finale, in cui il terapeuta consultato è un comportamentista.

Cinque giorni dopo, l’uomo incontra un amico.

“Ciao! Come va la terapia?”

“Magnifica! Risponde l’uomo euforico.

“Non te la fai più addosso?”

“Beh, me la faccio ancora addosso, ma adesso uso le mutande di plastica!”.

 

Terzo finale, in cui il terapeuta consultato è un gestaltista.

Cinque mesi dopo, l’uomo incontra un amico.

“Ciao! Come va la terapia?”

“Meravigliosa! Risponde l’uomo euforico.

“Non te la fai più addosso?”

“Beh, me la faccio ancora addosso, ma non me ne frega più niente!”.

 

È una barzelletta, ma ci lascia intendere punti fondamentali della terapia della Gestalt:

  1. per prima cosa non è una terapia che dà risposte, ma aiuta la persona a trovare le proprie soluzioni. persona e terapeuta lavorano alla pari, perseguendo lo scopo che il cliente diventi consapevole e responsabile, che impari ad accettarsi e decidere se e cosa cambiare di sé.
  2. non è una terapia breve, richiede un tempo variabile, difficilmente definibile a priori: serve il tempo necessario per la persona a prendere consapevolezza di sé ed elaborare le proprie scelte. D’altra parte non è nemmeno una terapia infinita: è concreta, centrata sul presente e cerca di accompagnare la persona a migliorare la propria vita, facendo scelte diverse o vivendo in modo diverso la propria realtà, nell’immediato.
  3. È una terapia che si muove sul qui ed ora, non vuole necessariamente scavare nel passato. Il passato diventa oggetto della terapia solo nel momento in cui è persistente nella vita della persona che, ad esempio, continua ad applicare vecchi schemi e comportamenti, o vive emozioni legate a situazioni remote.

Nei prossimi post vi racconterò qualcosa di più sulla storia di questo approccio terapeutico.