Come ogni anno pubblico un articolo per la Giornata Internazionale della Donna. Quest’anno ho deciso di parlare dell’equazione Donna = Madre.

Tra i vari stereotipi che affliggono le donne c’è quello della maternità come evoluzione scontata nella propria vita. Eppure la maternità è una bellissima possibilità, non un obbligo. Si tratta di un’esperienza che modifica il corpo e la vita in modo significativo, per questo è importante che sia il frutto di una scelta consapevole sia sul piano razionale, che su quello emotivo, per il bene della madre e del bambino che nascerà.

Lo stereotipo per cui la donna è tenuta alla maternità è fortissimo, tanto che le donne stesse faticano a riconoscersi desideri di tipo diverso. Una lettura illuminante in tal senso è “Una donna” di Sibilla Aleramo, il primo romanzo femminista italiano. Si tratta di un libro molto crudo, in cui la protagonista (la stessa autrice) si trova a dover lasciare la figlia a causa della condizione di sottomissione e violenza in cui il marito l’aveva ridotta. Il romanzo è stato pubblicato nel 1907 ma porta con sé delle considerazioni che tuttora sono valide: il diritto della donna all’indipendenza economica, il diritto alla realizzazione personale e professionale, il diritto alla scelta. Con il suo gesto e la divulgazione del suo libro, Sibilla Aleramo ha dato una chance a tutte le donne per riconoscersi un’emancipazione, eppure sembra quasi inevitabile il guardarla con biasimo per il fatto di aver deciso di lasciare la figlia, nonostante lo abbia  fatto per sfuggire ad un marito violento. Ciò accade perché siamo annebbiati dall’idea che la donna debba procreare e poi assumersi tutti (se non quasi) gli oneri legati alla nascita del bambino, necessariamente, senza se e senza ma.

Un altro spunto ci viene dalla storia della protagonista del film “Suffragette“: per lei, la pena per aver dedicato tempo al movimento di emancipazione per il diritto al voto delle donne diventa l’allontanamento prima, e poi la perdita definitiva del figlio.  Dunque, dopo l’obbligo a diventare madre e l’obbligo di diventarne la principale agente di cura, ecco un’altra conseguenza dello stereotipo: i figli diventano un’arma di ricatto per mantenere la donna “al proprio posto”, quello di figura sottomessa.

Sempre rimanendo nel mondo della finzione, vale la pena lasciarsi suggestionare dal romanzo “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood, da cui è stata tratta la serie TV “The Handmaid’s Tale”, oggi utilizzata come riferimento scenografico per molte contestazioni femminili. Questo romanzo dipinge un scenario terrificante: un mondo futuro in cui le donne sono ridotte alla unica funzione riproduttiva. Forse una prospettiva non così lontana dalla realtà, se si osserva con attenzione ciò che sta accadendo a livello sociale.

In Italia, nel 2019, ci troviamo ad affrontare una forte spinta misogina nello scenario politico, travestita da parità (es. disegno di legge Pillon) piuttosto che da spirito religioso (si pensi al movimento dei Family Day e ai movimenti Pro vita, che già in alcune città hanno ottenuto la pubblicazione di manifesti politici  contro la legge 194).  Queste forze, di fatto, vogliono riportare la condizione della donna a una limitazione delle sue possibilità di scelta, intervenendo sul  modo in cui può avvenire una separazione (disegno di legge Pillon) o cercando di eliminare il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza.

Il diritto all’aborto (peraltro già minato dalla diffusissima presenza di obiettori di coscienza) deve rimanere, perché è fondamentale per tutelare le donne in tutte quelle situazioni in cui la maternità non è stata scelta, o comporterebbe delle ripercussioni negative sul benessere della madre e del potenziale figlio. Chi invoca la religione per inneggiare alla limitazione di tale diritto compie un’azione coercitiva nei confronti di tutte le donne, piuttosto lontana dai principi che la stessa religione si proporrebbe di diffondere.

Dunque, non resta che prestare attenzione a ciò che accade e far sentire la voce delle donne.

Buona Giornata Internazionale della Donna a tutte!

 

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