“The place” è una metafora del lavoro che si può fare con un professionista psicologo. Per parlare del film partiamo da questo stralcio di dialogo:

Personaggio A “Come ti sei sentito quando sei entrato in casa sua?”

Personaggio B  “Mi sono sentito forte. Ho combattuto per raggiungere un obiettivo. Ho fatto una scelta. In vita mia ho fatto sempre tutte le cose in automatico: ragioneria, posto in banca, la famiglia. Era sempre la cosa giusta da fare. Non ho mai sentito di scegliere. Scegliere qualcosa davvero.”

Personaggio A “E com’è scegliere?”

Personaggio B  “Grandioso, c@##o!”

Potrebbe essere lo stralcio di una seduta di psicoterapia o di una sessione di coaching, invece è un dialogo tratto dal film.

 

La trama

Queste poche battute raccontano in estrema sintesi quello che accade nella pellicola: un uomo (Valerio Mastrandrea), seduto al tavolo di un bar, riceve persone che gli comunicano un desiderio che vorrebbero realizzare. In risposta, l’uomo assegna loro un compito che dovranno portare a termine. Una volta ultimato il compito, il desiderio si realizzerà.

Inizialmente si rimane titubanti di fronte a ciò che accade, un po’ perché (volutamente) non viene svelato il ruolo dell’uomo che assegna i compiti, un po’ perché i mandati che affida vanno al di là dei più comuni principi etici (possono essere atti violenti, anche estremi). Il tutto si muove su un registro a metà fra il reale e lo spirituale, senza mai davvero chiamare in causa entità superiori. I credenti potrebbero vedere in quest’uomo un emissario del demonio, ma potrebbe suonare anche come un esperto di psicomagia alla Jodorowsky o uno sciamano. Per la barista che gli serve il caffè (Sabrina Ferilli) si tratta di “una specie di psicologo”.

 

La rilettura psicologica

Nel dialogo fra l’ignoto assegnatore di compiti e i suoi clienti, tutto ruota intorno alla dinamica della responsabilità e alla differenza fra sogno e visione, di cui ho parlato in articolo di qualche tempo fa. Le uniche domande che vengono poste alla persone riguardano la loro convinzione circa lo svolgimento del compito, la loro motivazione verso il risultato. Più volte i clienti tendono a scaricare la responsabilità della loro scelta sull’altro, solo perché ha indicato il compito. L’ignoto, giustamente, ribalta la responsabilità su di loro: io ti assegno un compito, tu decidi se portarlo a termine.

In sostanza, nel film si ricostruisce in modo estremo ciò che accade nelle nostre esistenze: noi che facciamo scelte, noi che inseguiamo speranze, noi che possiamo decidere se e come impegnarci per raggiungere risultati. Ci lascia quindi con alcune riflessioni personali che riguardano, ad esempio, quanto siamo padroni del nostro destino o quanto ci lasciamo condizionare dagli altri (dagli stereotipi, dalle persone che non vogliamo deludere, dalle mode,ecc.), oppure quanto siamo veramente consapevoli del nostro potere di agire e costruire il mondo che desideriamo.

La relazione fra l’ignoto seduto al tavolo e i suoi clienti, invece, ha dei tratti in comune con la relazione fra psicologo e cliente: lo psicologo pone domande e offre alla persona una visione più ampia, dove si possono tracciare strade alternative per raggiungere una condizione di benessere o uno stato desiderato. Al cliente tutta la responsabilità di scegliere se impegnarsi e cosa fare per raggiungere la propria soddisfazione.

“The place” è un film del 2017, diretto da Paolo Genovese.  Per approfondire consiglio le recensioni di Wikipedia e MyMovies.it.