Il 10 ottobre si festeggia la Giornata Nazionale della Psicologia. Il tema di quest’anno è l’ascolto: “Ascoltarsi ed ascoltare: la persona al centro della propria vita”. È un argomento che ho già affrontato in un articolo dello scorso anno, a proposito della comunicazione, perché l’ascolto è uno dei fondamenti per sviluppare rapporti sani con gli altri, ma questa volta lo affronterò attraverso due  domande.

Ascoltare le parole o ascoltare le emozioni?

Siamo talmente focalizzati sul nostro essere soggetti pensanti, sul raziocinio e sulla logica, che spesso perdiamo di vista le emozioni. Eppure sono proprio le emozioni a trasmettere le verità più importanti: ci raccontano in modo immediato, senza filtri, come stiamo in una determinata situazione o in relazione con altre persone.

Avete mai visto i video in cui Vittorio Gassman legge un menù o le norme di sicurezza in volo? Se la comunicazione fosse fatta solo di parole, il mitico Gassman non riuscirebbe a coinvolgerci per niente. Invece, come fa ogni bravo attore e come fa inconsapevolmente ciascuno di noi, utilizza il canale non verbale della comunicazione (espressione del volto, sguardo, gesti, voce) per esprimere le emozioni.

Al di là di ciò che riesce a fare un attore, l’espressività attraverso il canale non verbale è la più spontanea e la meno condizionata dal pensiero. Insomma, possiamo mentire con le parole, ma non con i gesti o le espressioni. Chi ha seguito la serie “Lie to me” sa di cosa sto parlando. Chi non l’ha seguita,  capirà meglio il senso di ciò che dico grazie a questo video: la serie racconta i casi di polizia risolti grazie all’intervento di uno specialista in grado di leggere i segnali non verbali della comunicazione, le “microespressioni facciali” che compaiono per pochissimo tempo e che non sono controllabili. Una specie di macchina della verità umana! Se tutti noi sviluppassimo le capacità di questo specialista, ci sarebbero molti meno fraintendimenti e incomprensioni tra le persone.

In conclusione, per ascoltare davvero gli altri dobbiamo fare attenzione sia alle parole che alle emozioni che ne completano il significato e che passano attraverso i canali non verbali. Questo è uno dei motivi per cui, tra le regole per un buon ascolto, una fondamentale è quella di guardare la persona che ci sta parlando (o almeno concentrarci su di lei, eliminando possibili interferenza).

Ascoltare gli altri o ascoltare se stessi?

Detta così, sembrerebbe di dover assumere due posizioni diametralmente opposte. In realtà, per ascoltare gli altri è necessario ascoltare anche se stessi.

Per capire veramente ciò che l’altro ci sta dicendo, occorre focalizzarsi su di lui, sulle sue parole e le sue espressioni, ma anche su di noi: cosa proviamo ascoltando l’altro? Che emozione suscita quello che sta dicendo?  Solo se ci concentriamo sia sull’altro e su noi stessi possiamo sviluppare una comunicazione empatica, che rispetti ciò che prova l’altro e ciò che proviamo noi, avendo consapevolezza delle conseguenze.

Ascoltare se stessi però non è così semplice. Significa prendere tempo, concentrarci sulle nostre emozioni, riconoscerle e dare loro un significato che possa guidarci nelle esperienze, non farci ingannare da ciò che ci sembra giusto su un piano razionale, dalle regole e dalle idee che ci costruiamo. In pratica, anche qui, dare ascolto insieme a pensieri ed emozioni.

Insomma, è una capacità da sviluppare e da allenare giorno per giorno. Lo sanno anche in una grande azienda come Google, dove da anni è stato sviluppato un programma per l’intelligenza emotiva basato sulla meditazione come metodo per aumentare la consapevolezza di sé (v. libro di Chade-Meng Tan a fine articolo).

Il contributo della psicologia all’ascolto

Uno dei compiti della psicologia e degli psicologi è proprio quello di aiutare le persone a maturare una migliore capacità di ascolto verso di sé e verso gli altri. I problemi che arrivano nello studio di uno psicologo (che vengano da un singolo o da un gruppo, che vengano da un privato o da una azienda) il più delle volte hanno a che fare con lo sviluppo di comportamenti e relazioni poco sane, proprio a partire da una mancata capacità di ascolto verso se stessi o verso il contesto.

Lo psicologo aiuta la persona o i gruppi a migliorare la qualità dei rapporti per costruire condizioni orientate al benessere. È un mestiere in cui occorrono ascolto, delicatezza, forza e senso di responsabilità, ed io ho l’immensa fortuna di farlo.

 

Consigli per approfondire

Sull’ascoltare le parole:

Marianella SclaviArte di ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte”, Ed. Mondadori Bruno, 2003

Sull’espressione delle emozioni:

Ekman P., Friesen W.V. “Giù la maschera. Come riconoscere le emozioni dall’espressione del viso”, Ed. Giunti, 2007

Sull’ascoltare le emozioni e comunicare con empatia:

Rosenberg B. MarshallLe parole sono finestre (oppure muri). Introduzione alla comunicazione non violenta”, Ed. Esserci, 2003

Chade-Meng Tan “È facile lavorare felici se sai come farlo. Come applicare la nostra intelligenza emotiva al mondo del lavoro” (2012) Ed. Corbaccio